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DESCRIZIONE

Non tanto un’infrastruttura quanto una modalità di approccio all’operare, artisticamente e curatorialmente, nell’ambiente online. La storia del lavoro di curatela in rete mostra vari modi di esplorare la relazione tra la sfera online e quella offline. Sono entità distinte ma connesse, quanto più la tecnologia web s’inserisce nel quotidiano. Questo modo di operare ha generato esposizioni che comprendono formati di produzione e siti online e offline, dando vita a mostre che funzionano come strutture sistemiche di esposizione e distribuzione.

FATTI (alcuni)

#1 I progetti curatoriali indipendenti dei primi anni 2000 hanno mostrato una comprensione sempre più fluida della relazione tra siti e modi di produzione online e offline, dando vita a strategie di collegamento tra ambienti digitali e fisici.

#2 Tale collegamento è stato definito da vari curatori come: “la disconnessione tra lo spazio online e lo spazio della galleria” (Paul Flannery di Bubblebyte); “la transizione delle pratiche” (Rebekah Modrak di ebayaday); la “conversazione tra digitale e fisico” (Kelani Nichole di Transfer gallery); o diverse “esperienze sensoriali” per interagire con un’opera d’arte (Candice Jacobs di Accidentally on Purpose) e “incarnazioni dell’arte” (Reinhard Storz di Beam Me Up.

3#La pandemia COVID-19 ha spinto le industrie di ogni genere a passare dall’operare nell’ambiente fisico ad abitare la sfera del “phygital”. Il phygital è un metodo di vendita che integra un punto di compravendita fisico e strumenti digitali per migliorare l’esperienza di acquisto fisica di un consumatore in maniera combinata.

Curatori

Sebastian Schmieg,  

Titolo del progetto

Projected.Capital

Anno

2018

Curatori

Guido Segni,   Matìas Reyes,  

Titolo del progetto

Greencube.gallery

Anno

2017

Curatori

Sebastian Schmieg,  

Titolo del progetto

Gallery.Delivery

Anno

2018